Un ponte tra Sud Italia e Ucraina attraverso l’arte: successo per il laboratorio culturale promosso dalla Scuola di Recitazione della Calabria, nell’ambito del progetto “Sedici Modi di Dire Ciao”
Un’aula trasformata in palcoscenico d’incontro, dove voci, gesti e suoni si sono intrecciati per raccontare mondi lontani e vicini allo stesso tempo. È accaduto nella sede della Scuola di Recitazione della Calabria, che ha ospitato un laboratorio di interscambio culturale con gli studenti dell’Università di Teatro, Musica e Cinema di Kiev.
L’iniziativa, intensa e suggestiva, si è svolta nell’ambito del progetto “Sedici Modi di Dire Ciao”, ideato da Giffoni, selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini e sostenuto da Fondazione con il Sud. Un progetto che da anni promuove il dialogo tra culture, linguaggi e territori, offrendo ai giovani strumenti per riconoscersi, raccontarsi e costruire insieme nuove visioni del futuro.
Il laboratorio non è stato una semplice esercitazione teatrale, ma un’esperienza emotiva profonda: una jam session creativa tra lingue, storie, sogni e identità. I partecipanti – giovani calabresi e ucraini – hanno lavorato fianco a fianco su brevi performance teatrali e musicali, improvvisazioni corali, e momenti di riflessione collettiva. L’obiettivo? Scoprire il valore della differenza, l’urgenza del racconto, il potere universale dell’arte.
«Non parlavamo tutti la stessa lingua, ma ci capivamo perfettamente. – ha raccontato Elena, una delle studentesse italiane – Il teatro ha fatto da traduttore delle emozioni. È stato come un respiro condiviso».
Gli studenti ucraini, alcuni dei quali provenienti da territori segnati dalla guerra, hanno portato con sé non solo il talento, ma anche una forza vitale straordinaria. «Qui abbiamo trovato ascolto, calore, curiosità – ha detto uno degli allievi di Kiev –. Questo scambio ci ha fatto sentire meno soli. L’arte ci ha restituito dignità e speranza».
Sedici Modi di Dire Ciao, si conferma così non solo come progetto educativo, ma come cantiere di umanità. La Calabria, in questa occasione, ha saputo farsi scenario di accoglienza, ponte tra storie e persone, laboratorio vivo di un Sud che guarda lontano, senza dimenticare mai le proprie radici. Un giorno solo, forse, ma destinato a lasciare tracce profonde nei cuori di chi c’era. Perché quando il teatro incontra la verità delle vite, ogni gesto diventa memoria, ogni parola diventa seme.



